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Come prevenire la peronospora nei pomodori dell’orto? Una soluzione antica più efficace di quanto pensi

📅 22 Agosto 2026✍️ di Damiano Fabbriani⏱️ 6 min di lettura

Quando l’estate si fa umida e le foglie restano bagnate per ore, la peronospora trova autostrada. In azienda, come nell’orto di casa, ho imparato che vincere è questione di tempismo e di scelte semplici: una, antica quanto mio nonno, funziona ancora sorprendentemente bene. Parlo della poltiglia bordolese, che se usata con criterio, insieme a poche buone pratiche, può salvare un’intera fila di pomodori.

Cos’è la peronospora del pomodoro e quando attacca

La peronospora dei pomodori è una malattia fungina che prospera con umidità elevata, sbalzi termici e ristagni sulle foglie. La riconosco dai primi aloni verdastri che diventano macchie brune, spesso con una peluria biancastra nella pagina inferiore delle foglie. Se il clima resta favorevole, colpisce anche fusti e frutti, marcendo in fretta. È una vecchia conoscenza dei nostri orti: basta una notte di foglie bagnate e 16–22 °C perché lavori in silenzio. Peronospora

La regola base è semplice: prevenire. Perché quando la malattia è già entrata nella pianta, i prodotti di copertura fanno poco. A quel punto si eliminano le parti colpite e si prova a limitare i danni. Molto meglio costruire un “mantello” protettivo prima che il patogeno arrivi.

La soluzione antica: poltiglia bordolese, perché resta efficace

La poltiglia bordolese è una miscela di solfato di rame e idrossido di calcio. È un fungicida di contatto: non entra nella pianta, ma crea una pellicola che blocca la germinazione delle spore. Mio nonno la preparava in tinozze di legno prima dei temporali: non curava, ma non lasciava passare. Oggi, con formulazioni più stabili, il principio non cambia.

È ammessa in Agricoltura biologica e, se usata bene, resta tra i pochi scudi realmente efficaci per il pomodoro. Il segreto è tutto nel quando e nel come la si usa: prima del tempo umido, dopo una potatura o una grandinata, e ogni volta che piogge abbondanti lavano via la protezione.

Dosi, preparazione e sicurezza: come la preparo in azienda

Io continuo a farla “alla vecchia”, quando non uso i pronti all’uso. Per l’orto di casa funziona così.

  • Dosi orientative per 10 L: 100 g di solfato di rame pentaidrato + 100–120 g di idrossido di calcio (calce idrata). Verifica sempre l’etichetta del prodotto che acquisti.
  • Sciogli il solfato di rame in metà acqua (secchio A) e la calce idrata nell’altra metà (secchio B) fino a ottenere il “latte di calce”.
  • Versa lentamente la soluzione di rame dentro quella di calce, mai il contrario, mescolando bene. Usa contenitori non metallici.
  • Controlla che la miscela resti neutra o leggermente basica (cartine tornasole o prova del coltello: se annerisce, aggiungi un filo di calce).
  • Tratta nelle ore fresche, su foglie asciutte. Evita i giorni ventosi e le ondate oltre 28–30 °C: rischi fitotossicità.
  • Indossa guanti, mascherina e occhiali. Non fumare né mangiare durante la preparazione. Lava bene attrezzi e mani dopo l’uso.

Se preferisci, esistono formulati commerciali stabili e già dosati: comodi quando il tempo stringe. In ogni caso, rispetta dosi e tempi di carenza riportati in etichetta.

Calendario pratico: quando intervenire davvero

All’impianto, do un primo passaggio leggero di bordolese sui trapianti, soprattutto se le previsioni annunciano piogge. Poi, in stagione umida, ripeto ogni 7–10 giorni. Con tempo secco e ventilato, allungo a 14 giorni. Dopo piogge superiori a 20–30 mm, considero la copertura lavata: meglio ripristinarla.

Momenti chiave: dopo la sfemminellatura o la rimozione delle foglie basali, dopo una grandinata o un’irrigazione accidentale che ha bagnato molto la chioma. Se compaiono le prime macchie sospette su una pianta, la elimino o la poto pesantemente e tratto subito le vicine sane.

Per non caricare il suolo di rame, mi do un limite: in annate normali resto entro 3–4 interventi. Quando l’estate è davvero piovosa, cerco di compensare con più prevenzione agronomica e, tra un passaggio e l’altro, uso coadiuvanti meccanici come zeolite o caolino per fare barriera fisica (non sostituiscono il rame, ma aiutano).

Tecniche colturali che fanno la differenza

La bordolese funziona il doppio se l’orto respira. Io tengo le piante arieggiate, con sesti non troppo stretti e tutori ben fissati. Irrigo al mattino presto e solo al piede, mai a pioggia. Un telo pacciamante o paglia asciuga prima il terreno e riduce gli schizzi sulle foglie basse, da cui spesso parte l’infezione.

Le foglie più vicine al suolo le tolgo quando hanno superato il primo palco di fiori: riduco la massa verde nella zona dove l’umidità ristagna di più. Potature solo in giornate asciutte; forbici pulite tra una pianta e l’altra. E niente concime azotato in eccesso: spinge foglie tenere, facili da attaccare.

  • Errore tipico 1: trattare dopo il temporale. È tardi: il fungo ha già iniziato il suo lavoro.
  • Errore tipico 2: bagnare la chioma di sera. Le foglie restano umide tutta la notte: invito a nozze per la malattia.
  • Errore tipico 3: piante ammassate. Senza aria, l’asciugatura è lenta e le spore viaggiano velocissime.
  • Errore tipico 4: dosi “a occhio”. Con il rame si sbaglia due volte: o non copri bene, o bruci le foglie.

Il caso di campo: due temporali e un raccolto salvato

Mi è capitato di recente: due temporali in 48 ore, umidità ferma, cielo lattiginoso. Venti anni fa avrei aspettato “che passi”, oggi so che ogni ora conta. La sera prima del primo fronte ho passato la bordolese su tutta la fila, insistendo sulla pagina inferiore delle foglie. Alla fine del secondo temporale ho rifatto un passaggio leggero sulle piante più esposte ai venti da sud.

Risultato: qualche macchia qua e là sulle foglie basse, tolte subito, e raccolto salvo. Un vicino che ha preferito aspettare ha perso metà dei frutti in quindici giorni: irrigava a pioggia e ha trattato quando ormai vedeva le chiazze nere sui fusti. Stessa collina, esiti opposti: la differenza l’hanno fatta 24 ore e un film protettivo già presente.

La domanda del lettore: pomodori in vaso e piogge continue

Un lettore mi ha chiesto: “Sul terrazzo, con piogge a ripetizione, come faccio a evitare di trattare ogni tre giorni?” Gli ho risposto così: metti i vasi riparati da una gronda o una tettoia trasparente, fai circolare aria eliminando i succhioni in eccesso, usa un gocciolatore e tieni il fogliame asciutto. Tra un temporale e l’altro, puoi alternare alla bordolese un coadiuvante fisico come zeolite micronizzata per allungare la tenuta del film. Ma quando il meteo annuncia una finestra umida prolungata, torna al rame e rispetta i tempi di carenza in etichetta. In vaso è ancora più importante non esagerare: poche applicazioni mirate, fatte bene.

In sintesi operativa

Se vuoi tenere lontana la peronospora: prepara in anticipo il calendario, tratta prima delle piogge con poltiglia bordolese ben fatta, fai respirare le piante, irriga al piede e togli subito le parti malate. È un metodo antico, sì, ma quando il tempo gira al bagnato resta la mossa più concreta che ho in cassetta. E in campagna, quello che funziona si vede nel cesto del raccolto, non sui manuali.

Damiano Fabbriani

Damiano è cresciuto tra i filari di viti nell’entroterra emiliano, collaborando fin da ragazzo all’azienda agricola di famiglia. Da oltre vent’anni sperimenta ricette casalinghe con i prodotti del proprio orto, narrando la vita rurale attraverso piatti semplici e saporiti.